:::: LA CINA
Editoriale
L'equilibrio del pianeta passa per la Cina (Tiberio Graziani)
Eurasiatismo
La funzione eurasiatica degli Unni (Franz Altheim)
Pound contra Huntington (Claudio Mutti)
Il bodhisattva ungherese (Claudio Mutti)
Csoma de Koros (Giuseppe Tucci)
Dossario: Cina
La Cina e la guerra ventura (Yves Bataille)
Panoramica sulla Cina (Aldo Braccio)
Contributo alla comprensione dell'evoluzione della "via cinese
al socialismo" (Massimiliano Carminati)
L'impero di Mezzo è già in Italia (Luca Donadei)
Il Celeste Impero e la Mezzaluna (Enrico Galoppini)
Dialogo di civiltà tra India e Cina (Hu YePing)
Ritorno a Confucio? (Costanzo Preve)
La sfida eurasiatica parte da Shanghai (Daniele Scalea)
Il Tao e l'Islam (Tahir de la Nive)
Spazio della Cina e Cina dello spazio (Serge Thion)
Il potenziale militare della Cina (Antonio Venier)
La spina tibetana (Stefano Vernole)
Interviste
Claudio Alemagna, topografo, cooperatore ONG (Claudio Mutti)
Fabio Mini, generale di Corpo d'Armata (Andrea Chiovenda)
Sergio Romano, storico, ex diplomatico (Tiberio Graziani)
Lorenzo Trombetta, analista e studioso del Vicino oriente contemporaneo
(Enrico Galoppini)
Recensioni e Postille
Il significato di "civiltà" nelle relazioni geopolitiche
e la rimozione di Marx ed Engels (Giovanni Armillotta)
Viaggio nella terra di mezzo (Aldo Braccio)
La forza delle parole. Il limes linguistico israeliano/palestinese
(Marco Hamam)
Credenze religiose della Cina antica di Eduard Erkes (Claudio
Mutti)
I chierici alla guerra di Angelo D'Orsi (Costanzo Preve)
Vincere la paura di Magdi Allam (Costanzo Preve)
Controstoria del liberalismo di Domenico Losurdo (Costanzo Preve)
Cecenia e Russia. Storia e mito del Caucaso ribelle di Francesco
Vietti (Federico Roberti)
Lev Nikolaevic Gumilev di M. Conserva e V. Levant (Daniele Scalea)
Documenti
Discorso del presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, in occasione
dell'anniversario della fondazione dell'ONU
Dichiarazione di Russia e Cina sull'ordine internazionale del
XXI secolo
Discorso del presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, alla conferenza
"Un mondo senza sionismo"
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L'Impero eurasiatico del Centro
EURASIA. RIVISTA DI STUDI GEOPOLITICI
Anno III - Numero 1
Gennaio-marzo 2006
La crescita economica della Cina è ben nota, così
come rimane ancora sconosciuto e probabilmente incerto l'effetto
di tale crescita nei campi politico e militare (geostrategico).
Che cosa significa questo sviluppo nel contesto dell'Eurasia e
come viene visto in una prospettiva storica e tradizionale che
non sia quella delle correnti d'opinione occidentali? Tale interrogativo
costituisce il tema dominante di questo ponderoso numero di "Eurasia"
che è il primo del 2006 ed è già il quinto
di tutta la serie; in 256 pagine, esso contiene 31 contributi,
dei quali solo alcuni verranno qui di seguito presentati.
La risposta principale all'interrogativo di cui sopra viene fornita
dal direttore della rivista, Tiberio Graziani, già nel
titolo stesso del suo editoriale: L'equilibrio del pianeta passa
per Pechino. La Cina è tradizionalmente considerata come
l'Impero del Centro; dopo l'innaturale e dualistico periodo della
"guerra fredda", quando la Cina cercò di controbilanciare
le due superpotenze rimanendo però alla periferia del sistema
mondiale, e dopo l'ancor più innaturale (e probabilmente
molto breve) periodo dominato dalla superpotenza statunitense,
un nuovo equilibrio mondiale basato su un ordine multipolare potrà
essere instaurato e mantenuto con il concorso del sistema di Pechino,
non contro di esso. Non si tratta soltanto di una questione economica
e militare, ma di popolazione e di territorio, sia sotto il profilo
quantitativo sia sotto quello qualitativo. Le dimensioni territoriali
sono ovvie, ma è anche la qualità strategica che
bisogna prendere in considerazione, e ciò non può
avvenire semplicemente dal punto di vista di classici della geopolitica
come Haushofer o Jordis von Lohausen, ma anche dalla prospettiva
del pensiero cinese, sicché è veramente un fatto
notevole che "Eurasia" faccia parlare autori che dispongono
di entrambe le qualificazioni.
Uno di questi è Serge Thion, un sociologo esperto di questione
dell'Asia orientale (Spazio della Cina e Cina dello spazio). Thion
riflette sullo sviluppo cinese dalla fase imperiale alla lotta
comunista nella guerra civile all'attuale periodo di espansione
capitalistica, nonché sull'interazione della Cina coi paesi
vicini.
Uno degli aspetti della potenza cinese è l'enorme potenziale
militare, di cui tratta Antonio Venier (Il potenziale militare
cinese) e su cui si sofferma anche Yves Bataille in alcune parti
del lungo articolo intitolato La Cina e la guerra ventura. Quest'ultimo
esamina la dottrina militare cinese e delinea uno scenario di
guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Cina, in cui la questione
centrale è la seguente: le altre potenze eurasiatiche si
schiereranno a fianco della Cina o la strategia statunitense del
divide et impera verrà applicata con successo su vasta
scala? Una tale intrusione nelle faccende asiatiche è ostacolata,
per il momento, dall'Organizzazione di Cooperazione di Shanghai
(OCS), che viene considerata dall'autore in questo contesto. L'OCS
è anche l'argomento specifico di uno studio di Daniele
Scalea, che già nel titolo (La sfida eurasiatica parte
da Shanghai) parla di una sfida agli USA: la sfida oggettivamente
costituita da una collaborazione sopranazionale che, a differenza
di NATO, ASEAN, NAFTA ecc., esclude la partecipazione statunitense.
Com'è che la Cina è arrivata al punto in cui si
trova? Percorrendo la "via cinese al socialismo", per
quanto tale via possa apparire strana a chi conosca solo l'attualità
ma ignori tutto della storia cinese. Non è comunque una
via molto strana, se si considera che dietro la fraseologia apparentemente
marxista di Mao ci sono gli eterni principi del pensiero cinese.
Su questo argomento è Massimiliano Carminati a presentare
un particolareggiato studio storico.
Da parte sua, il noto esperto di storia del marxismo Costanzo
Preve interviene con un saggio più filosofico che storico.
Dopo un voegeliniano "originario stato di indistinzione fra
il macrocosmo naturale ed il microcosmo sociale", dice Preve,
con lo sviluppo delle contraddizioni economiche della società
capitalistica la questione delle contraddizioni diventa un problema
filosofico-politico, un problema che Mao Tse Tung ha affrontato
in una delle sue opere teoretiche più famose, Sulla contraddizione.
Preve presenta la teoria di Mao sulla contraddizione evidenziando
la differenza con la concezione confuciana classica; ma alla fine
egli prospetta un ritorno della Cina a Confucio, benché
tale concetto sia espresso in termini problematici fin dal titolo
stesso (Ritorno a Confucio?)
Nella saggezza confuciana molti filosofi e poeti europei hanno
individuato una verità universale, mentre altri "pensatori"
hanno cercato di stabilire una inevitabile opposizione tra le
grandi civiltà mondiali, tra le quali rientra per l'appunto
quella confuciana. Tale diversità di prospettiva è
rappresentata, secondo Claudio Mutti, da Ezra Pound e da Samuel
Huntington (Pound contra Huntington), poiché l'opera del
primo si collocherebbe agli antipodi del paradigma del clash of
civilisations. Infatti il famoso poeta, che per essersi opposto
alla "crociata" statunitense del ventesimo secolo venne
rinchiuso prima in una gabbia per animali e poi in un manicomio,
fu grandemente influenzato dal pensiero cinese, specialmente da
Confucio, ma anche dalla scrittura ideogrammatica cinese. D'altra
parte, nella sua lotta letteraria contro l'Usura, Pound riconobbe
il valore dei dettami della Sciaria islamica in materia di economia,
dettami che egli vide applicati nelle monete d'oro e d'argento
fatte coniare dal Califfo Abd el-Malik. È così che
sia Confucio sia Abd el-Malik hanno trovato posto nei Cantos.
Qui va citato anche il contributo di Tahir de la Nive, un esponente
dell'Islam europeo, benché non il Confucianesimo, ma il
Taoismo sia il suo punto di riferimento nel mettere a paragone,
sulle tracce di René Guénon, l'Islam e la tradizione
estremo-orientale. L'articolo L'Islam e il Tao mostra come nozioni
fondamentali dell'Islam possano trovare i loro rispettivi equivalenti
nel Taoismo, e viceversa. Per esempio, tanto la città imperiale
cinese quanto la Caaba di Mecca rappresentano la connessione tra
il Cielo e la Terra. Ma anche la nozione di "Via" (in
cinese, per l'appunto, tao) occupa un luogo centrale nel Messaggio
coranico.
Un lungo studio di Enrico Galoppini, docente di storia islamica,
presenta l'incontro fra Il Celeste Impero e la Mezzaluna. Dall'occupazione
cinese dello Xinjiang, patria degli Uiguri musulmani, si arriva
all'epoca attuale. Dopo l'11 settembre i problemi legati a questa
provincia, non particolarmente densa sotto il profilo demografico
ma territorialmente estesa, hanno indotto il governo a dichiarare
la sua "guerra al terrorismo". Galoppini condivide l'opinione
secondo cui le tendenze degli Uiguri all'indipendenza non procederebbero
tanto da motivi religiosi, quanto da cause etniche.
Un diverso dialogo tra civiltà deve essere intrapreso sul
versante meridionale della Cina, là dove questo paese si
avvicina all'India. La popolazione indiana è in gran parte
musulmana, ma Hu Yeping (Dialogo di civiltà fra India e
Cina) si appella all'esempio buddhista. Come è noto, il
buddhismo fiorì in India solo per un breve periodo, ma
conquistò i paesi confinanti. Oggi però l'influenza
buddhista in Cina potrebbe aiutare a comprendere la civiltà
indiana, dalla quale esso ebbe origine.
La violenta occupazione e la sottomissione del Tibet buddhista
da parte dell'esercito cinese è per Stefano Vernole La
"spina" tibetana nella carne dell'impero cinese. Dopo
un excursus storico sulle relazioni cino-tibetane, l'autore correttamente
mostra come la strategia statunitense del divide et impera nel
continente eurasiatico abbia cercato di utilizzare il Tibet come
uno strumento contro la Cina (senza molto successo, a quanto pare).
Vi sono segni di normalizzazione, come si evince dalla panoramica
della situazione attuale presentata da Vernole; A parer nostro,
però, la tattica di Pechino consiste semplicemente nell'aspettare
la morte dell'attuale (possibilmente ultimo) Dalai Lama, accelerando
contemporaneamente l'infiltrazione demografica ed economica cinese
in questa civiltà tradizionale. Si può intravedere
all'orizzonte la fine della civiltà tibetana in Tibet,
e questa sarà una grande perdita per il continente eurasiatico.
D'altro canto, la cultura tibetana ha iniziato una marcia trionfale
in Occidente, rendendo possibile la pratica del buddhismo tibetano
(o di qualcosa che gli somiglia) in molte città europee.
Come quasi tutte le comunità asiatiche, anche quella cinese
è presente in Europa per effetto della globalizzazione.
Luca Donadei, esamina il caso specifico dei Cinesi nella penisola
italiana e, senza nascondere i problemi connessi a questa particolare
presenza, giunge all'ovvia conclusione secondo cui L'Impero di
Mezzo è già in Italia.
Solo qualche decennio fa, e ancora di più negli ultimi
secoli, l'Oriente, se osservato dalla prospettiva europea, sembrava
molto più lontano ed esotico. Uno dei pionieri della "scoperta"
europea dell'Asia orientale fu il transilvano Alessandro Csoma
de Körös (nato nel 1784); il testo di una conferenza
pronunciata in suo onore sessantacinque anni fa dal famoso orientalista
Giuseppe Tucci si trova riprodotto in questo stesso fascicolo
di "Eurasia" e viene accompagnato da una biografia di
questo Bodhisattva ungherese redatta da Claudio Mutti. Csoma de
Körös viaggiò dalla Transilvania fino al Tibet
e all'India orientale. Il suo scopo era di recarsi nel bacino
del Tarim tra gli Uiguri, che secondo lui erano i "parenti
asiatici dei Magiari".
I Magiari non furono l'unico popolo che dall'Asia venne a stanziarsi
in Europa; un altro popolo affine ai Magiari che per un certo
periodo occupò una vasta parte del territorio europeo fu
quello degli Unni, un popolo demonizzato quanto altri mai. Della
Funzione eurasiatica degli Unni ci parla un breve testo dello
studioso tedesco Franz Altheim, esperto del culto solare importato
a Roma dai Severi e delle interconnessioni che nell'ultima fase
dell'età antica si intrecciarono tra popoli di diversa
origine.
La storia dell'Asia Centrale e quella dell'Europa si sono intrecciate
per un lungo periodo, mentre altri popoli, come ad esempio gli
Arabi, hanno sviluppato ulteriormente queste relazioni. Il mistero
dell'invisibile regno di Agarttha, che riflette la propria immagine
nelle città visibili simboleggianti il centro dell'universo
e il punto di contatto tra cielo e terra (Pechino, Gerusalemme/Al-Quds,
Roma ecc.), ci suggerisce la grande importanza che si connette
alla restaurazione di un equilibrio tra le civiltà eurasiatiche.
Tali civiltà non sono destinate a scontrarsi, bensì
a scambiarsi contributi reciproci e a respingere il nemico comune.
Si tratta di un nemico che è del tutto alieno a questo
grande spazio e, mentre tenta di sfruttare le differenze tra tipi
di civiltà tradizionale tutto sommato analoghi, fa di tutto
per nascondere la fondamentale diversità che contrappone
le culture eurasiatiche al sistema globale di Mammona e a quella
inciviltà che costituisce la way of life dell'intruso.
Martin A. Schwarz