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Che ci fa un libro di un comunista russo in una collana diretta
da Mutti? Basta aprire il libro e leggere la prefazione dello stesso
Mutti, e poi il lungo saggio introduttivo del curatore del volume,
Marco Montanari - studioso serio (forse in Italia nessuno conosce
meglio di lui le vicende del comunismo sovietico successive al crollo),
non un seguace di Mutti - per capire che non siamo di fronte ad
una stranezza, ad un'operazione editoriale particolarmente spregiudicata.
No, Stato e potenza ci sta bene fra i libri di Mutti perché
nelle sue pagine circola davvero - filtrata forse attraverso gli
scritti di Aleksandr Dugin, il fondatore a Mosca di un partito che
nel modo più esplicito si definiva nazionalbolscevico - quel
pensiero "rosso-nero" che in Occidente ha avuto i suoi
maestri, più che in Evola, in Jean-François Thiriart
visionario (suo era il progetto dell'impero euro-sovietico) fondatore,
sulle ceneri del nazismo, del "nazionaleuropeismo". (Adriano
Guerra, "L'Unità", 30 maggio 1999)
Un libro che dovrebbero leggersi i vari Cossutta o i perdigiorno
dei centri sociali, che in svariate occasioni hanno parlato del
comunismo con occhi sognanti. (Gianluca Savoini, "La Padania",
13 maggio 1999)
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