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Lo studioso reggiano rivisita criticamente le vicende di cui la
città fu teatro alla fine del secolo XVIII e mette in luce
l'ostilità con cui le popolazioni contadine accolsero l'instaurazione
del potere giacobino. (
) Le insorgenze popolari contro i giacobini
e contro le armate napoleoniche vengono viste dall'Autore come una
resistenza naturale e spontanea alla modernità, la quale
cominciava a proclamare quel "progetto ideologico" che
mira a realizzare "una umanità senza radici, il cui
unico punto di riferimento è la mitologia del progresso".
A colpi di forcone le plebi reggiane si illusero di potersi opporre
al progetto giacobino. Agli esponenti liberal-democratici di quel
progetto, successori dei borghesi illuministi di due secoli fa,
è necessario contrapporre ben altre forze e ben altre armi.
Ma anche la revisione storiografica della mitologia che sta all'origine
del sistema liberale, democratico e progressista non è fatica
inutile. ("Aurora", VI, 2, febbraio 1994)
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