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François Thual, Il
mondo fatto a pezzi, pp. 130, € 15,00
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L’ultimo lavoro di François Thual, Il mondo fatto a pezzi,
riveste a mio avviso una notevole rilevanza per chiunque abbia un
qualche interesse nell’ambito della geopolitica. Questo per una serie
di ragioni. Innanzitutto perché delinea con estrema chiarezza e fondatezza
di argomenti gli scenari geopolitici attuali nel panorama internazionale.
In secondo luogo perché conferma ancora una volta, caso mai ce ne
fosse ancora bisogno, la validità del metodo geopolitico come chiave
di lettura dei conflitti attuali, passati e futuri, come ben dimostra
il colloquio finale tra l’Autore e Tiberio Graziani, che impreziosisce
un lavoro già di per sé notevole: una dottrina, quella geopolitica,
che è anche – o forse soprattutto – prassi, poiché “codifica
le possibilità che gli Stati hanno di dispiegarsi sulla scena internazionale”
(pagg. 116 – 117), e che conferma “l’irreversibile divisione
del mondo contemporaneo in due blocchi contrapposti, quello dei dominanti
e quello dei dominati” (pag.112).
Il
tema principale di cui si occupa l’Autore consiste nella considerevole
proliferazione di Stati sulla scena internazionale che si è avuta in
particolare nel XX secolo: una fase che ha preso il posto di quella
precedente, caratterizzata dai processi di colonizzazione – decolonizzazione.
La drammaticità di tale situazione ci è chiara fin dalla copertina di questo
libro, che mostra quanto oggi l’Europa sia frammentata in tutta una serie di
Stati e staterelli, somiglianti più ad un puzzle che ad un entità
geopolitica che si pretenda autonoma in campo militare economico e politico, in
una parola, sovrana.
La
situazione attuale, più che rispondente ad un disegno geopolitico ben preciso e
studiato a tavolino, risulta figlia di una serie di scelte strategiche concrete
attuate dalle grandi potenze. Tali potenze sono denominate dall’Autore “La
Triade”: America del Nord, Europa Occidentale e Giappone. Le scelte attuate da
tali potenze sullo scacchier?e internazionale hanno contribuito a creare
l’attuale scenario, che non è immobile e stabile, quanto suscettibile di
numerosi ed il più delle volte drammatici cambiamenti. Un panorama in continua
evoluzione quindi, anche in virtù del fatto che non sempre i movimenti di tali
grandi potenze sono stati univoci: pur perseguendo il medesimo disegno, ossia
quello di trarre il massimo profitto, le potenze della Triade hanno talvolta
cercato di disgregare entità geopolitiche omogenee al fine di indebolirle, talvolta
invece hanno favorito la nascita di aggregazioni statuali disomogenee con
l’intento di attirarle nell’orbita della propria influenza. In che modo e in
quale lasso di tempo il lettore avrà modo di scoprirlo addentrandosi nella
lettura di questo breve ma ficcante volumetto.
Notevoli
sono anche i passaggi dedicati alla parte orientale del continente eurasiatico,
in particolare Russia e Cina. Si ha così modo di scoprire che, pur essendo – o
essendo stati – entrambi i paesi sotto il controllo del Partito Comunista,
questi due grandi imperi hanno attuato strategie geopolitiche diverse. Nel caso
della Russia, inoltre, il suo dissolvimento ha dato inevitabilmente il la alla
nascita di una miriade di entità statuali.
Nell’evidenziare
i processi disgregatori che hanno dato luogo alla nascita di decine di Stati
– una cinquantina nell’ultimo dopoguerra, ben 195 oggi! – l’Autore conferisce a
tali entità un differente grado di dignità (pag.15): esistono veri e propri
Stati, corrispondenti a sentimenti identitari ben configurati e preesistenti
alla nascita dello Stato stesso; vi sono invece altri Stati in cui un
particolarismo di qualche tipo ha preceduto la costruzione di consolidamenti identitari,
essendo in molti casi prodotto artificiale di costruzioni create a tavolino. Per
non parlare di quelle microparticelle che l’Autore chiama, a ragione,
nano – Stati: minuscoli arcipelaghi divenuti paradisi fiscali o microscopiche
entità amministrative gelose delle proprie esigue risorse.?
La tendenza che abbiamo potuto osservare negli ultimi decenni è quindi
di tipo prevalentemente disgregatrice – anche se, come accennato,
esistono delle eccezioni – , come dimostra – ultima in ordine di tempo –
la nascita del narco – stato fantoccio del Cossovo. Questa “libido sovranista”
(pag. 107) da parte di entità troppo deboli per sostenere un onere
gravoso come la sovranità, non ha fatto altro che creare una miriade
di Stati – clienti a sovranità limitata (“consumatori consenzienti di
sovranità”, pag. 27), soggetti ai capricci delle potenze che li controllano.
“La frammentazione del mondo” infatti “rafforza i paesi forti e indebolisce
i paesi deboli”, essendo oltretutto evidente che rappresenta “un mezzo
di dominio e di controllo più efficace di quello costituito dai vecchi
imperi coloniali” (pagg. 24 – 25). Si tratta insomma del sempre valido
principio del divide et impera. Nelle sue conclusioni, il Nostro,
stilato un bilancio più che esaustivo della situazione attuale, delinea
quelli che saranno secondo lui gli sviluppi che si potranno aprire
in un prossimo futuro, individuando contesti “a bassa sismicità geopolitica”
e “ad alta sismicità geopolitica” (pag.85). Un affresco condivisibilmente
pessimista, considerato che difficilmente tali cambiamenti potranno
avvenire in maniera indolore.
Volendo
addivenire ad una conclusione al termine di questo breve viaggio attraverso le
macerie dei grandi imperi della Storia, si può intravedere nei processi che
hanno portato allo scenario geopolitico attuale – e credo che il dimostrarlo sia
stato uno degli intenti dell’Autore – un unico fil rouge, una tendenza di
fondo che aiuta a capire come tali accadimenti non siano quasi mai frutto del
caso, quanto siano un miscuglio imponderabile di necessità, egoismo ed
interesse.
Un’annotazione
aggiuntiva va fatta, a parer mio, anche sul linguaggio utilizzato: grazie ad
una serie di abili metafore mutuate in particolar modo dall’ambito medico, si
ha l’opportun?ità di leggere quello che con ogni probabilità costituisce un
unicum, dal punto di vista del linguaggio, nel panorama degli studi geopolitici.
Augusto Marsigliante
L'Autore
François Thual (1944), ex funzionario civile del ministero
francese della Difesa, insegna al Collège Interarmes de Défense
e all’École Pratique des Hautes Études. Autore
di una trentina di opere dedicate al metodo geopolitico ed alla
sua applicazione in diverse zone del mondo, si è occupato
in particolare di geopolitica delle religioni (Ortodossia, Islam
sciita, Buddhismo). |
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