| Marinescu,
Il Mito di Dracula nella Tradizione Romena, pp. 94, € 12,00 |
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(…) Secondo le tesi sostenute da Marinescu,
lo stereotipo impressosi nell’immaginario collettivo a seguito
della fiction letteraria e dei successivi adattamenti filmici sarebbe
frutto di una distorsione sistematica degli elementi simbolici e mitici
genuiti rintracciabili nel tessuto della tradizione romena, fino a
divenirne un effettivo capovolgimento. Non si spiegherebbe altrimenti,
a detta del saggista, come sia stato possibile trasformare un campione
della Croce in accolito del demonio, la bevanda di vita salvifica
per eccellenza – il sangue – nel laido nutrimento di un
non-morto (che lo sottrae ad altre creature trascinandole nel suo
destino di dannazione), il lupo, emblema della “funzione spirituale
suprema” e “uno dei più antichi animali sacri dell’umanità”,
in sinistro vessillifero delle forze diaboliche. E, di seguito, la
caratterizzazione infera della cripta-loculo, custode del sonno diurno
del “conte”, l’eros macabro e blasfemo diffuso in
abbondanza nelle pagine stokeriane, la valenza invertita attribuita
al colore nero. (…)
Il testo di Marinescu è preceduto da una puntuale introduzione
di Claudio Mutti (cui si deve pure la traduzione) che traccia un nitido
ritratto storico del voivoda transilvano corredato di ragguagli linguistici
e note aneddotiche sul presunto ispiratore (l’agente britannico
ebreo Hermann Wamberger) del travisamento operato da Stoker. (Luciano
Pirrotta, “Area”, marzo 2008) |
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