Savitri
Devi, L'India e il nazismo, pp. 64,
6,20 |
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È uno strano scritto, significativo tuttavia
di tutta una temperie politico-intellettuale (e meglio sarebbe dire
politico-religiosa) poco conosciuta dagli storici dei movimenti "fascisti"
e - lacuna ancor più grave - dagli storici del colonialismo e della
"decolonizzazione". Giacché il nazionalsocialismo indiano fu, come
il fenomeno filonazista di certi paesi e gruppi politici arabi, anzitutto
un corollario della resistenza al colonialismo. Che questo possa sembrare
e magari sia obiettivamente contraddittorio e aberrante, è un altro
discorso: non si trattava, comunque, di "frange lunatiche", come il
presidente Franklin Delano Roosevelt riteneva gli hitleriani di casa
sua. In questo senso, la testimonianza della signora Devi è comunque
degna d'interesse: anche perché dà un'immagine dell'Occidente visto
dall'India assolutamente inedita per noi. È se vogliamo una "ragione
dei vinti". (Franco Cardini, "Antologia Vieusseux", 59, luglio-settembre
1980 ) |
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