Aldo
Ferrari, La Terza Roma, pp. 64,
6,20 |
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Il pensiero del Leont'ev, definito "il più grande
dottrinario conservatore della Russia del sec. XIX", vi è esaminato
come quello di un generoso utopista (…) che, rigettando la troppo
angusta visione panslavista, allora molto diffusa negli ambienti nazionalisti
russi, propugnava un ritorno esplicito al bizantinismo onde poter
fondare una concezione superiore e legittima all'autocrazia zarista.
(Renato del Ponte, "La Cittadella", 12, 1987)
Un'iniziativa utile per iniziare a conoscere l'opera di questo pensatore
russo del secolo scorso (…) Leont'ev è scrittore anomalo proprio perché
salda in maniera originale la tradizione religiosa ortodossa con le
esigenze pratiche dell'Impero russo del secolo scorso. Avverso alle
correnti liberaleggianti di filiazione europea, non fu più tenero
con i rappresentanti del nazionalismo panslavista, cui negava la dignità
di "risposta" autenticamente russa ai pericoli derivanti dalla penetrazione
progressiva in Russia delle ideologie illuministe e liberali. (Adolfo
Morganti, "I Quaderni di Avallon", 13, genn.-aprile 1987) |
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