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Voglio segnalare l'uscita di un libro davvero importante - e unico
nel suo genere in lingua italiana: L'imperialismo ebraico nelle
fonti della tradizione rabbinica (Edizioni all'insegna del Veltro,
Parma 2009, 285 pagg.), di Gian Pio Mattogno. Che un testo serissimo
(e ben scritto) del genere, senz'altro meritevole della più
ampia diffusione, possa veder la luce solo presso una piccola casa
editrice "non allineata" la dice lunga sullo stato attuale
e della nostra editoria e della nostra (supposta) intellighenzia.
Asservite entrambe e ligie al politically correct. Chi osi fare
studi scientifici simili a quelli intrapresi da Gian Pio Mattogno
e darne conto pubblicamente viene, ipso facto, escluso dal consesso
"civile" dei suoi colleghi ricercatori, quasi fosse un
appestato, un pericolo vivente. La tattica seguita da tutte le schiere
gelatinose degli yesmen "culturali" è, di solito,
far finta di nulla, ignorare, neppure citare. Io mi comporterò
esattamente al contrario. Quello dell'autore, che aveva già
scritto sull'argomento un altro libro indispensabile (L'antigiudaismo
nell'Antichità classica, Ar, Padova 2002), è un testo
eccezionale, provvisto, tra l'altro, di un poderoso e puntuale apparato
di note e di una bibliografia esaustiva. Deriva dalla conoscenza
di prima mano di tutta la letteratura rabbinica presa in considerazione,
analizzata con acribia, intelligenza ed equanimità. E dimostra,
fuori da ogni ragionevole dubbio, quanto si trovi precisamente nei
testi "religiosi" fondanti l'ebraismo-talmudismo la base
implacabile del razzismo tribale giudaico, del suo suprematismo
delirante, del suo separatismo, della sua misantropia e infine della
sua vera e propria volontà di dominio e imperialismo sul
mondo, di cui l'attuale potere dell'entità sionista e della
sua Lobby (non solo negli Stati Uniti) è espressione netta,
per quanto mistificata in ogni possibile modo sofistico e truffaldino.
Se si continuerà a svicolare e a non voler vedere come stanno
effettivamente le cose - e le (con)cause -, si lascerà solo
imputridire la situazione, fino ai suoi esiti globali più
nefasti e genocidari, del resto ormai alle porte. (Joe Fallisi)
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