Pierre
Ponsoye, L'Islam e il Graal, pp. 140, 11,31 |
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Dopo gli studi di Henry Corbin e quelli, più
recenti, di Pierre Gallais, la tesi celtistica e quella eucaristica
si sono andate accompagnando e complicando da una tesi relativa all'origine
arabo-persiana, se non del "mito", quanto meno della tematica
simbologica che lo ha espresso. Su questa linea si può collocare
l'interessante saggio di Pierre Ponsoye, il quale rivisita la versione
eschenbachiana del mito graalico alla luce di una serie di tradizioni
che riconducono al mondo ebraico-musulmano (e all'Islam spagnolo soprattutto)
da un lato, al mondo islamo-iranico dall'altro. Attraverso la grande
cultura dell'Islam persiano e le sue ricche implicazioni esoteriche
(si pensi alle sette batinite e in particolare al "Veglio della
Montagna", studiato di recente, fra gli altri, da Alessandro
Bausani e da Pio Filippani Ronconi), il Ponsoye recupera anche la
tradizione irano-aria e indo-aria, con evidentissime suggestioni,
del resto, guénoniane (dichiarate) ed evoliane (sottaciute).
Un libro, insomma, da leggere e da ricordare. (Franco Cardini, "Diorama
letterario", 33, gennaio 1981) |
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