Il Veltro dantesco, il Gran Khan e la leggenda imperiale

Tifonia e Cadmeide

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Autore: Alfred Bassermann
A cura di Claudio Mutti
Pagine: 104
Collana: Età di mezzo
Prezzo: 12.00 euri
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“… non è escluso che Dante abbia scelto il termine ‘Veltro’ – cane levriere – in base alla simiglianza fonetica di cane e Khan, titolo del grande capo dell’Impero mongolo. Come si è detto, a quel tempo un tale Impero talvolta si confondeva con quello del re Gianni, di Alessandro, di Ogiero e via dicendo, cioè, in genere, con oscure rappresentazioni del ‘Centro del Mondo’. Il Gran Khan dei Tartari, allora, non era ancora divenuto il terrore dell’Europa ma, secondo le descrizioni di un Marco Polo, di un Haithon, di un Mandeville, di un Johannes de Plano Carpini ecc., veniva appunto concepito come il potente imperatore di un misterioso, lontano e smisurato impero, come un saggio e felice monarca, amico dei Cristiani benché ‘pagano’. L’assimilazione verbale che da Khan conduce a Veltro, del resto, già appare nella versione tedesca di Mandeville (…) e lo stesso Boccaccio, pur respingendola, ebbe a far cenno ad una interpretazione del Veltro dantesco appunto in funzione del Gran Khan. Questa è appunto una delle tesi principali del Bassermann”.

(Julius Evola, Il Mistero del Graal, Edizioni Mediterranee, Roma 1997, pp. 77-78)


Alfred Wilhelm Bassermann (Mannheim 1856 – Heidelberg 1935) dedicò la sua vita di studioso all’opera di Dante. Tra il 1892 e il 1921 diede alla luce una traduzione tedesca della Divina Commedia, mantenendo il metro originale in terzine rimate; nel 1926 tradusse il Fiore, sostenendone per primo la paternità dantesca; nel 1897 fece stampare a proprie spese Dantes Spuren in Italien, opera preziosa per lo studio della geografia dantesca, nata dai suoi devoti pellegrinaggi nei luoghi dell’Italia cantati dal Poeta; nel 1902 pubblicò il saggio Veltro, Gross-Chan und Kaisersage, di cui si dà la versione italiana nel presente volume.
L’enigma del Veltro, il DVX “messo di Dio”, viene ricondotto da Bassermann a quella saga imperiale che, nata dalle leggendarie imprese di Alessandro, raccolse gli echi potenti delle conquiste dei Khan ed alimentò le aspettative escatologiche del ghibellinismo medioevale.

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