Presenza di Virgilio

recensioni

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Libro con copertina rigida e rilievo oro
Autore: Robert Brasillach
Pagine: 250
Saggio introduttivo di Attilio Cucchi
Traduzione di Claudio Mutti
Fotografie di Cristina Gregolin
Data di pubblicazione: 2015
Collana: Bibliotheca aurea
Prezzo: 22.00 euri
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Era esplosa la moda delle «vite romanzate» e mi chiedevo se non fosse possibile, partendo da dati così esigui, scrivere una biografia dove nulla fosse inventato, nemmeno un dialogo… Si parlava già, del resto, di celebrare nel 1930 il secondo millenario del poeta latino. Diedi inizio alla stesura di questa biografia, in cui mi ingegnavo di non immergere il mio personaggio nel suo tempo, ma di presentarlo come se fosse vissuto ai nostri giorni – peraltro senza inventarmi nulla!

(Robert Brasillach, Il nostro anteguerra)

 

Il Virgilio immaginato dal giovane Brasillach sapeva già che intorno alle cose che noi comprendiamo vi è un alone luminoso dove noi non penetriamo mai, e che questo alone è il segno e il fascino della vita.

(Tarmo Kunnas, La tentazione fascista)

 

“(…) Nel tempo, critici ostili e critici favorevoli al suo autore si sono trovati d’accordo nel definire Présence de Virgile una sorta di autobiografia, il che è giusto, ma fuorviante, nel senso che l’empatia fra lo scrittore e il suo soggetto serve a illuminare il secondo, non a far brillare il primo, è uno strumento, anche stilistico, per renderlo con maggior nitidezza. A vent’anni, Brasillach ha già le sottigliezze di uno scrittore sicuro di sé. Del resto, lo stesso titolo si muove sull’onda di una contemporaneità che rifugge il romanzo storico e privilegia il presente. Adesso che il libro appare per la prima volta in italiano, in una veste grafica elegante e criticamente ben curata, quella ‘contemporaneità’ merita qualche spiegazione, non foss’altro perché, a settanta e passa anni da allora, l’inattualità di Virgilio è, per dirla con Piero Buscaroli, più nicciana che mai, facendo cioè parte di quei mondi e paesaggi intellettuali dove gli imperi scomparsi, sottratti e purificati dalle necessità della storia, vivono nella nostalgia di pochi e in una memoria che solo amore e pietà rendono senza fine, eterna e quindi possibile. (…)”

(Stenio Solinas, “Il Giornale”, 27 agosto 2015)

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